nabokova
photography, black coffee and gin

that's all i've got to say about myself

la calma

non è proprio il mio pregio principale, i may say.

imaging myself on

Stasera ero molto depressa; avevo bisogno di te, sarebbe stato bello se quando ti ho detto “mi sento sola”, senza chiedermi niente, avessi attaccato il telefono per poi sentirti suonare il campanello più o meno una ventina di minuti dopo, per salire a casa, e incrociare il tuo sguardo sulla porta di casa, e mi avessi abbracciata, tutto senza una parola.

Sarebbe stato bello se avessi capito subito, se avessi compreso che non era il capriccio di chi è tranquillo da troppo tempo o da troppo tempo è così sommerso da mille altri problemi che quasi per non pensarci se ne crea degli altri.

E ora sono qui, stanca, insonne, dolorante, che cerco di dare un senso a questa casa; cerco di capire perché sono così sbagliata, non riesco a entrare negli ingranaggi delle cose, come se avessi i pezzi di un puzzle sotto gli occhi e non riesco a metterli insieme.

the point is

Ho perso il conto dei giorni, del tempo, delle cose che (non) faccio. E’ molto logorante il periodo estivo: quando vado a scuola, ho un qualcosa che regola le mie giornate più o meno accondiscendentemente, ho delle ore mattutine in cui sono impegnata a pensare a cosa fare la sera, e non mi lascio trasportare semplicemente come sto facendo ora.

E poi questa di estate è tremenda. Ho lavorato tanto per una cosa, ho sperato, mi sono impegnata, e poi mi ritrovo così, senza far e senza poter far niente; sapere che tutto questo non è dovuto a causa mia è mille volte più deprimente, frustrante e desolante.

like i don't know

Cinque del mattino: me, libri, Janis Joplin.

Luce dell’abat-jour soffusa, musica di sottofondo, restare sveglia mentre gli altri dormono: è un insieme di cose che mi ricorda la Corea. Le notti che passavo sveglia, girando per casa come un fantasma, con una voglia matta di rompere quel silenzio con una sonata di Wagner o del caro Ludwig Van.

E’ previsto un ritorno per fine agosto in Corea. Non so come prenderla, alla fine è solamente un mese, ma rivedere tutto, rivedere loro; ho paura.

the only evidence i see

Il fatto che a una settimana dalla prima prova io sia così calma, tranquilla e serafica, non penso che sia proprio un buon segno. Dal momento poi, che ho scoperto di dover studiare altre cose in più, e se solo ci penso mi sale la bile.

yuhuuuuu

sono troppo, TROPPO! ubriaca/brilla

she’s not a girl who misses much

she’s not a girl who misses much

for all that matters

Casa vuota significa avere costantemente il lavello pieno di piatti da lavare, vestiti buttati un po’ ovunque, cenare alle quattro di mattina, poter cucinare più spesso coreano; vuol dire fregarsene di quei mille insignificanti “obblighi” che mi costringono a mantenere questa casa un museo, uno specchio.

Questa convivenza comincia a starmi stretta. Ho bisogno di ritmi e di spazi che per carattere/fissazioni/indole personale lei non può concedermi. Devo andarmene, scappare al più presto.

the silence after

Mi sono svegliata nell’ambulanza, con persone che si davano da fare, che parlavano; qualcuno mi teneva una borsa di ghiaccio dietro al collo, qualcun’altro mi faceva domande. Perché, cosa, quando, come.

Qualche ora dopo mi sono risvegliata in uno stanzino buio del pronto soccorso, con una flebo attaccata al braccio. C’era con me una persona e ho desiderato con tutta me stessa che non fosse lì, ho chiuso gli occhi sperando che fosse un’allucinazione; li ho riaperti ed era ancora lì.

Mi sono lasciata andare come non avrei dovuto, avrei dovuto controllarmi; ma sta diventando più forte di me, mi sfugge pian piano dalle mani. Mi sento inerme.

what the hell am i doing here

Just getting straight to the point: people who talk to me (in a particular confidential way), scare me.